L’abbiamo detto, la Rai ha ceduto metà delle partite in diretta a Sky, ma i mondiali di calcio non sono solo calcio, sono gossip, spettacolo, moda e tanta, tanta TV. E quindi eccola, una guida semiseria per non perdersi o perdersi nel mondiale di calcio televisivo. Cercherò di tenervi informati costantemente su ciò che circonda i Mondiali. E quindi : tutto inizia con una figuraccia
della FIFA, durante il congresso di Johannesburg del 10 giugno, per vedere se il sistema di voto elettronico funzionava, hanno chiesto agli addetti ai lavori se l’Italia avesse si o no vinto i mondiali 2006, ed ecco che ben 7
delegati masticatori di pallone hanno risposto no (sig!), poi, durante la cerimonia di apertura in diretta mondiale in tutti i continenti, nel momento in cui un giocatore rappresentante della Nazione vincitrice uscente (quindi l’Italia) consegna la coppa custodita negli ultimi 4 anni agli organizzatori della cerimonia, invece di veder apparire l’Italico capitano Cannavaro o il gladiatore Gattuso
ecco che appare il francese Vieirà (coooooosa? Hanno esclamato 3 miliardi di telespettatori nel mondo), ma andiamo avanti. Sul palco di Soweto, sempre alla cerimonia di apertura, la bella e brava Shakira intona Waka Waka, inno ufficiale dei mondiali, al grido di This Time For Africa, tra luci e sfondo luminoso a ricostruire la bandiera del SudAfrica e accompagnata da un cospicuo gruppo di ballerini e coristi africani, tra danze tribali e vibrante emozione, momento bellissimo della cerimonia. Prima è accaduto che le
bandiere delle 32 nazioni partecipanti hanno creato un coreografico conto alla rovescia, le
vuvuzela, specie di trombette utilizzata dai supporters sudafricani, sovrastano la musica (già montata la polemica in cui volevano bandirle dagli stadi e i “poveri” calciatori che si lamentano di sentirle anche alla notte non potendo dormire), poi l’immagine del grande Nelson Mandela sullo schermo, cori, danze e infine 5 caccia militari che chiudono con evoluzioni sullo stadio Soccer City. Per gli uomini segnalo la statuari bellezza di Candice
Swanepoel, sexy testimonial del mondiale, mentre per le donne segnalo il servizio di Vanity Fair in cui molti fra i più famosi calciatori hanno posato vestiti solo di slip con i colori della loro nazione. E il calcio? Mi piace ricordare
la partita inaugurale quando il SudAfrica segna uno storico gol al Messico, e nel momento in cui Tshabalala al 10′ della ripresa la butta in porta, l’urlo e la gioia Sudafricana si eleva nell’aria come uno sfogo, portando dentro di se la lunga storia di discriminazione e apartheid, di un paese che era lacerato e che ora ha voglia di rivincita, non è solo un urlo, non è solo un gol, è un grido corale di appartenenza, un richiamo caldo che abbraccia
l’ex presidente e capo carismatico Mandela (non presente perché poco prima del calcio d’inizio ha perso la pronipote di 13 anni in un incidente stradale), che abbraccia l’africa, le genti africane nel mondo e tutti gli uomini e le donne di qualsiasi nazione, religione, razza, ma che dell’uguaglianza e della fratellanza hanno fatto un credo. Un mondo con un respiro più ampio e che non si chiude in patetici microcosmi fatti di paraocchi, leggi discriminatorie, permessi di soggiorno, certificati, confini, paure, paranoie. Questo non è solo calcio, mentre siamo davanti alla TV quello che ci invade, quei colori, quei suoni, quei volti gioiosi e dipinti, per una volta tanto, non sono solo televisione, sono la VITA.
Riccardo Merli